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Magallánica : revista de historia moderna - Año de inicio: 2014 - Periodicidad: 2 por año
https://fh.mdp.edu.ar/revistas/index.php/magallanica - ISSN 2422-779X (en línea)

 

MAGALLÁNICA, Revista de Historia Moderna: 12 / 23 (Dossier)

Julio - Diciembre de 2025, ISSN 2422-779X

 

 

 

 

LA “NUOVA SPAGNA” DI INIZIO SETTECENTO ATTRAVERSO LA PERCEZIONE  DI ALCUNI RESIDENTI E DIPLOMATICI ITALIANI (1701-1710)

 

 

 

Cinzia Cremonini

Università Cattolica del Sacro Cuore, Italia

 

 

 

Recibido:        01/09/2025

Aceptado:       21/09/2025

 

 

 

Abstract

 

Analizzando alcuni carteggi diplomatici intercorsi tra 1701-1710 emerge la grande complessità degli allineamenti delle diverse forze in gioco nello scenario internazionale dopo la fine della dinastia degli Austrias. Nelle fonti consultate si rileva il cambiamento nella percezione della Spagna diffusa in Italia in territori estranei al governo spagnolo propriamente detto, ma coinvolti a vario titolo nel sistema asburgico. Si possono individuare almeno tre fasi: nella prima (1701-1702) la Spagna neoborbonica appariva concepita soltanto in stretta connessione con la Francia; nella seconda, tra la metà del 1702 e il 1705, emerse la percezione di una Spagna borbonica più autonoma e defilata rispetto alla corte del Re Sole; infine, con la creazione della corte barcellonese di Carlo III, in Italia la Spagna borbonica di Filippo V sembrò caduta in ombra e allo stesso tempo la Spagna asburgica che aveva il suo centro a Barcellona appariva in grande difficoltà a causa del dualismo con la corte imperiale di Vienna nell’assegnazione di cariche e indirizzi di governo.

 

Keywords: Austrias; Asburgo; Borbone; corte di Barcellona; corte di Vienna; Italia; Spagna; residenti e agenti diplomatici.

 

 

LA “NUEVA ESPAÑA” DE LOS PRIMEROS AÑOS DEL SIGLO XVIII

EN LA PERCEPCIÓN DE ALGUNOS DE LOS RESIDENTES Y DIPLOMATICOS ITALIANOS  (1701-1710)

 

Resumen

 

Analizando los papeles de agentes y residentes en algunas de las pequenas cortes italianas se encuentra entre 1701 y 1710 la complejidad de los alíneamientos políticos en el escenario internacional después de la extinción de los Austrias. Las fuentes consultadas nos permiten profundizar como España fue percepida en algunos territorios italianos no directamente incluidos en el gobierno castellano, pero involucrados de varias maneras en el “sistema europeo” de los Asburgos. La investigación permite distinguir tres fases: en la primera la España neo-borbonica parece considerada solo en relación con la corte de los Borbones franceses (1701-1702); en la segunda fase (entre la segunda mitad de 1702 y 1705) la España borbonica se mostra apreciada como más autónoma y apartada de la corte de Luis XIV; en la tercera fase, cuando el archiduque Carlo fue reconocido en Barcelona como rey Carlos III, la España de Felipe V pareció caida en la sombra. En lo mismo tiempo la corte de Barcelona pareció a los italianos dificultada por el contrasto con la corte imperial en la atribución de cargos y direcciones de gobierno. 

 

Palabras clave: Austrias; Hasburgos; Borbones; corte de Barcelona; corte imperial de Viena; Italia; España; residentes y agentes diplomaticos.

 

 

THE "NEW SPAIN" OF THE EARLY 18TH CENTURYTHROUGH THE PERCEPTIONS OF SOME ITALIAN RESIDENTS AND DIPLOMATS (1701-1710)

 

Abstract

 

By analyzing some diplomatic correspondence between 1701 and 1710, it emerges the great complexity of the alignments among the various forces at play on the international scene after the end of the Austrias dynasty. The sources consulted reveal a shift in the perception of Spain, which was widespread in Italy in territories outside the spanish government proper, but involved in various ways in the Habsburg system. At least three phases can be identified: in the first phase (1701-1702), neo-bourbon Spain appeared to be conceived only in close connection with France; in the second phase, between mid-1702 and 1705, it emerged a perception of a bourbon Spain that was more autonomous and isolated from the court of Louis XIV; finally, with the creation of Charles III's court in Barcelona, the bourbon Spain of Philip V seemed to have fallen into the shadows in Italy, and at the same time, Habsburg Spain, which had its center in Barcelona, appeared to be in great difficulty due to the dualism with the imperial court in Wien in the assignment of government positions and directions.

Keywords: Austrias; Habsburgs; Bourbons; Court of Barcelona; Court of Vienna; Italy; Spain; residents and diplomatic agents.

 

 

 

Cinzia Cremonini. Profesora titular de Historia Moderna en la Universidad Cattolica del Sacro Cuore (Milan y Brescia), miembro de la junta directiva de la Sociedad SISEM (Società Italiana Storia età Moderna) desde 2022 hasta la actualidad; miembro de la junta directiva del ISTIMEC (Istituto Storico Italiano Età Moderna e Contemporanea) desde 2024 hasta la actualidad. Temas principales de investigación: las relaciones entre Italia, Impero y España (siglos XVI-XVIII);  los feudos imperiales italianos; las élites italianas y las dinámicas con la corte de Madrid y Viena; la identidad patricia; la transición entre los siglos XVII y XVIII; las ceremonias civiles en el Estado de Milán y en las pequeñas cortes aristocráticas; estudio sobre las investigaciónes genealógicas y prosopográficas en los siglos XVIII, XIX y XX.

Correo electrónico: cinzia.cremonini@unicatt.it

ID ORCID: 0000-0002-1739-841X

 


 

LA “NUOVA SPAGNA” DI INIZIO SETTECENTO ATTRAVERSO LA PERCEZIONE DI ALCUNI RESIDENTI E DIPLOMATICI ITALIANI (1701-1710)

 

 

 

Introduzione

 

Il recente risveglio di interesse verso la Guerra di Successione spagnola da parte della storiografia europea (ÁLVAREZ OSSORIO ALVARIÑO, 2003; ÁLVAREZ-OSSORIO-GARCÍA GARCÍA-LEÓN, 2007; ALBAREDA Y SALVADÓ, 2010; CONCEIÇAO, FRAY DOMINGOS DA, 2013; GARCÍA GARCÍA, 2013; SCHNETTGER, 2014 A; ALBAREDA , 2015; LEÓN, 2013)  ha finalmente permesso di cogliere in modo più compiuto (FRIGO, 2006; GUASTI, 2010; CREMONINI, 2015 ; CREMONINI, 2022 ; CREMONINI, 2023 e 2025; BAZZANO, 2024), la grande frattura nella storia della penisola e della corti dei territori italiani preunitari rappresentata da tale conflitto che costituì un passaggio epocale per i signori italiani che avevano avuto per lungo tempo uno spazio non secondario nel sistema europeo avviato a metà Cinquecento da Carlo V e ancora riassumibile con l’espressione “asse asburgico” (KENNEDY, 2001) per indicare l’esistenza di due corone legate alla famiglia degli Asburgo, tra loro alleate e imparentate, rispetto  alle quali molti di questi “potentadillos” non avevano potuto (per diritti di nascita, accordi politici e/o dipendenza feudale ) evitare di riferirsi, fino alla scomparsa di Carlo II, l’ultimo degli Austrias. La guerra e i suoi esiti in termini di riorganizzazione geopolitica del mondo, contribuì indubbiamente alla sensibile marginalizzazione dell’Italia nel concerto internazionale, evidenziata negli ultimi anni su iniziativa della storiografia spagnola da alcuni primi importanti contributi (LEÓN SANZ, 2019; ALBAREDA-SALLÉS, 2021, 2022; SALLÉS VILLASECA, 2024).

L’idea di scandagliare l’immagine che della “nuova Spagna” circolò durante il conflitto (o appena prima della firma dei trattati di Utrecht e Rastadt del 1713-1714) può contribuire a fare ulteriore chiarezza non solo sugli orientamenti presenti in Europa in quegli anni di grande trasformazione, ma anche sui progetti che avrebbero sostanziato di lì a poco il futuro verso cui il mondo europeo si stava muovendo. Oggetto di queste pagine sarà sondare cosa si pensasse della Spagna di inizio Settecento in alcuni ambienti milanesi legati principalmente al Ducato di Modena, posto che la corte a estense, nel mutato clima politico, ebbe la ventura di veder ritagliato, almeno sulla carta, a partire dal 1708 per il duca Rinaldo un profilo da protagonista del nuovo corso, come meglio si dirà. La posizione delle corti italiane durante il conflitto, come è noto, fu estremamente variegato: si andò dall’atteggiamento fluttuante del duca di Savoia (PUGLIESE, 1932-1935;  TABACCO, 1939; CREMONINI, 2012; STORRS 1999;  SYMCOX, 2003; SCHNETTGER, 2014b; CREMONINI, 2019), a quello filoborbonico del duca di Mantova (FRIGO, 1994; ANNIBALETTI, 2009), a quello neutralista o attendista degli altri stati (PUGLIESE, 1935: 192-230), che furono capaci di mostrare durante il conflitto linee che denunciavano una qualche presunzione di autonomia non del tutto confacente a quello che avrebbe dovuto essere il loro contegno rispetto ai desideri della corte imperiale e alle sue pretese di successione: essi infatti avrebbero dovuto essere, per tradizione, più legate agli Asburgo che ai Borbone, come era inscritto nella storia dei Savoia, dei Gonzaga e degli Estensi.

Per tutta questa serie di ragioni, i carteggi, in parte cifrati, dei residenti milanesi per la corte estense negli anni compresi tra 1701 e 1710 si rivelano un’interessante cartina di tornasole dei mutamenti nello scenario internazionale (CATTINI, 1989). La centralità di Milano, feudo imperiale dal 1395 infeudato alla Monarchia Cattolica dal 1554, già “corazón de la Monarquía” e pedina fondamentale dell’Impero sullo scacchiere internazionale, conservava un particolare rilievo strategico e geopolitico di calibro europeo, che rendono per noi la città e il suo stato un luogo privilegiato di osservazione dei cambiamenti in corso e delle varie fasi del conflitto. Attraverso quanto riferivano da Milano alle loro corti i residenti, si può seguire il groviglio di posizioni, in parte contraddittorie rispetto agli orientamenti precedenti e in parte frutto dell’influsso del mutare degli eventi bellici.

 

Prima fase. La corte di Modena e l’inizio della Guerra di successione spagnola

 

Contrariamente ai casi di signori capaci di mostrare apertamente la loro pretesa autonomia già in tutta la seconda metà del XVII secolo (si pensi ai Savoia o ai Gonzaga), quella estense appare una corte contrassegnata da una lineare continuità e vicinanza al mondo asburgico, ma come vedremo, nel corso del conflitto per la successione spagnola e in particolare nel periodo analizzato, ovvero tra 1701 e 1710, rivela posizioni articolate che potrebbero costituire un primo banco di prova per lo studio dall’interno, attraverso i carteggi diplomatici condotti su altre realtà territoriali, la percezione suscitata nei territori italiani dalla nuova Spagna; allo stesso tempo per mezzo di queste fonti si può meglio definire e comprendere il percorso che ha portato il duca di Modena a rivestire dopo il 1706 un ruolo di rilievo attraverso l’assegnazione della carica di governatore di Milano, quando la città smise di essere capitale di uno stato inserito nel governo borbonico.

Pure il Ducato di Modena era da sempre un feudo imperiale e la dinastia estense, legatissima alle corti degli Asburgo, aveva con l’ultimo duca elementi in più per proseguire sulla strada tracciata (SPAGGIARI – TRENTI, 2001). La corte di Rinaldo I d’Este (1655-1737), già cardinale, divenuto inaspettatamente duca di Modena e Reggio dal 1694 a seguito della morte del nipote Francesco II (AL KALAK, 2016), sembrava incanalata verso un presente e un futuro di stabilità grazie alla sua politica avveduta. Il nuovo sovrano infatti, abbandonato l’abito cardinalizio, intrapresa una politica di riforme, stipulò un’alleanza matrimoniale di primo livello, con la quale venne a rinsaldare i legami con il mondo imperiale e asburgico.

Le sue nozze, avvenute nel 1696 (CAVICCHIOLI, 2017) con Carlotta Felicita di Brunswick- Lüneburg (1671-1710) e il rinnovo dell’investitura imperiale ottenuta già nel 1695, definivano in modo esplicito il suo schieramento, perfettamente in linea con la storia del Casato e dello stato, tanto che Rinaldo tentò pure (tramite padre Marco D’Aviano, confessore dell’imperatore Leopoldo I) di convincere il re dei Romani Giuseppe I a prendere in moglie Guglielmina Amalia di Brunswick che era sua cognata ma aveva il difetto di avere ben cinque anni più di Giuseppe per cui il tentativo non andò in porto.[1]

La guerra di successione e il nuovo schema internazionale che sostituiva con l’asse borbonico quello asburgico precedente, creò una difficoltà rispetto alla quale un seppur avveduto e importante feudatario imperiale italiano come Rinaldo I d’Este non poteva esibire concrete ed efficaci salvaguardie.

Si può pertanto comprendere perché all’inizio del conflitto il residente estense a Milano, conte Giovanni Francesco Bergomi (1650-1718) (ASCARI, 1967), lasciasse trasparire in modo evidente che non solo a Milano, ma anche a Modena si guardava con attenzione e fiducia alla Spagna di Filippo V. Il tentativo di Rinaldo di accreditarsi presso le due corone borboniche,[2] in parte anche attraverso i buoni uffici del principe di Vaudémont ultimo governatore spagnolo di Milano (CREMONINI, 2018), era documentato dall’opinione che quest’ultimo manifestava nei confronti del duca estense,[3] verso il quale asseriva di non nutrire dubbi, tanto da sottolineare la “prudenza” di Rinaldo che diventava motivo per rassicurare il residente modenese sulla buona disposizione del nuovo re di Spagna verso i principi italiani. Stare dalla parte di Filippo V di Borbone appariva dunque in quei mesi la cosa più logica e utile per “la difesa d’Italia”[4] e sicuramente il duca di Modena a sua volta non trascurò occasione per far conoscere, tramite il conte Bergomi, la propria benevola disposizione nei confronti della Spagna borbonica[5] e il residente nelle proprie lettere assicurava di aver comunicato la “grande venerazione” di Rinaldo “per le due corone”.[6] L’insistenza sul tema del nuovo allineamento chiarisce il programma della corte estense che, palesemente, voleva evitare di suscitare reazioni negative da parte borbonica.

Allo stesso tempo scorrendo le pagine di questi carteggi appare evidente che nel 1701 la nuova Spagna non fosse ancora percepita come un’entità autonoma, bensì venisse pensata sempre unita alla Francia, senza nominare la quale difficilmente si trovava citata la Spagna. E del resto, la stessa Reggenza in vigore a Madrid dopo la morte di Carlo II e in carica fino all’arrivo del nuovo re in Spagna, ordinava al governatore Vaudémont “d’obbedire agli ordini del re Cristianissimo, havendo dato alla Maestà Sua ogni arbitrio”:[7] la Francia era dunque un punto di riferimento imprescindibile. Infatti la dipendenza soprattutto negli anni iniziali del regno di Filippo V dalle direttive di Parigi fu assolutamente evidente per i contemporanei, convinti almeno fino alla morte di Luigi XIV nel 1714 che “non si moveva nel Consiglio di Madrid, per così dire, una foglia senza la sua direzione e consenso” (OTTIERI, 1728), cosicché ben presto parve chiaro a tutti quanto fosse importante muovere le proprie pedine a Parigi per ottenere qualcosa da Madrid.[8]

Domandarsi come fosse percepita la Spagna non esclude naturalmente la necessità di capire come fossero interpretati a Vienna l’atteggiamento, le delicate e pericolose sfumature di allineamento emergenti tra i potentati italiani in questa fase iniziale, soprattutto rispetto a quello che avrebbe dovuto essere il naturale schieramento di un feudatario imperiale: come era vista nella corte imperiale la posizione del duca di Modena? Il residente modenese Bergomi escludeva categoricamente che la benevolenza di Rinaldo verso il nuovo re Cattolico potesse apparire in qualche modo oltraggiosa all’imperatore Leopoldo I che essendo “tanto giusto e tanto savio” poteva ben comprendere gli equilibrismi estensi. Scriveva infatti il residente Bergomi che a suo avviso l’imperatore non poteva avere “sentimenti così severi da non compatire un principe (Rinaldo) di cui sa qual sia il cuore e che è mosso da una necessità dalla quale pure sono mossi altri principi e stati a riconoscere un re costituito erede dal zio et acclamato da popoli”[9] e si diceva certo che, di fronte alla sproporzione delle forze in campo l’imperatore ben avrebbe compreso quanto i piccoli stati italiani, non essendo in grado di difendersi da soli, avessero bisogno di qualcuno che li aiutasse.

Del resto nel primo anno del conflitto, da più parti la Spagna borbonica si presentava ed era anche vissuta come la naturale prosecuzione di quella degli Austrias, pertanto gli Este si sentivano legittimati a rivolgere verso Filippo V e la sua nuova Spagna la considerazione che avevano dimostrato a Carlo II; infatti, nella lunghissima lettera cifrata del 13 aprile 1701 il conte Bergomi diceva, fra le altre cose,  di aver esposto al principe di Vaudémont che il duca di Modena “havendo goduto della protezione del defonto re cattolico sin che visse” si sentiva di essere ben disposto verso il nuovo re spagnolo, “le massime essendo nel presente le stesse che era in vita Sua Maestà” quindi le stesse disposizioni d’animo rivolte a Carlo II,  il duca Rinaldo “le avrebbe continuate verso del successore”.[10] Nei carteggi del residente Bergomi ritornano più volte espressioni come “le due corone”,[11] “le due armate”,[12] “i due monarchi” oppure “li due Re”.[13] Si tratta della dimostrazione di un’attitudine presente nel lessico politico di quel periodo nel considerare unitamente i due poli politici che almeno in quell’inizio secolo apparivano i più importanti punti di riferimento politico per gli stati italiani.

Tuttavia, l’accondiscendenza e la disponibilità del duca Rinaldo non produsse gli effetti voluti, anzi, forse contribuì a suscitare una reazione da parte imperiale. Significativo il punto di vista di Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) (IMBRUGLIA, 2012), il quale nel proprio carteggio con il conte Carlo Borromeo Arese (1657-1734)  (CREMONINI, 2008), riferiva con tono stigmatizzante il fatto che le forze imperiali nel 1701 avessero privato il vassallo estense del controllo diretto della fortezza di Brescello con il pretesto di evitare l’invasione da parte delle truppe francesi[14] (cosa che in effetti avvenne nella primavera successiva). Si trattava di un’opinione che non teneva conto del fatto che una fortezza detenuta da un feudatario imperiale, anche se di rango maggiore (PUGLIESE, 1936; CREMONINI, 2012), in caso di conflitto doveva essere resa pienamente disponibile per l’esercito imperiale, come era chiaramente definito nella condizione di ogni feudatario imperiale (CREMONINI, 2012, p. 68). A ben vedere, anche per questo l’equidistanza palesata dal duca d’Este si era di fatto dimostrata una posizione impossibile da sostenere, da un lato perché all’inizio del conflitto le forze militari e il peso politico delle due corone borboniche sembravano insuperabili e dunque, a fronte dell’impossibilità di una difesa autonoma, la sventagliata neutralità era viziata dalla convenienza di mostrare condiscendenza nei loro confronti per paura della loro forza; dall’altro il neutralismo o l’equidistanza erano una scelta improbabile perché quella che a Muratori sembrava un’indebita violazione del legittimo controllo sul territorio,[15] era di fatto la richiesta, francamente ineludibile per un vassallo dell’Impero, di acquartieramento delle truppe imperiali per evitare che le truppe francesi se ne impossessassero. Nonostante la mossa del principe Eugenio di Savoia di controllare Brescello nel 1701, qualche mese dopo, nel 1702 si verificò l’occupazione di parte del territorio estense da parte dei gallo-ispani[16] che costrinse il duca Rinaldo a lasciare per ben sei anni il Ducato e rifugiarsi, lui che era stato cardinale, nella vicina Bologna, terra pontificia. Quando il duca ritornò in patria la guerra, in Italia, aveva preso un’altra forma, ora non più favorevole ai Borbone, ma agli Asburgo.

 

Seconda fase. La svolta del 1702

 

Già nel novembre del 1701, quando a Modena ancora si pensava e si sperava che la guerra non dovesse riguardare il piccolo stato padano, Ludovico Antonio Muratori scriveva al conte Carlo Borromeo Arese comunicandogli una notizia giuntagli da Roma, secondo la quale il re di Spagna Filippo V stava organizzando un proprio viaggio in Italia: le voci dicevano che il re avrebbe visitato nella primavera successiva prima Napoli, “poi cotesta saporita busecca”, ossia Milano.[17] Si trattava di una notizia il cui reale concretizzarsi pareva al grande modenese davvero impossibile. Invece, come sappiamo, non solo il viaggio ci fu, ma addirittura fu occasione per la manifestazione a Milano di aperto consenso nei confronti della nuova Spagna borbonica e di cambiamento negli equilibri interni (CREMONINI, 2022). La presenza in città e nello stato del giovane monarca in armi suscitò infatti grande impressione in una popolazione e in un’élite poco avvezze alla consuetudine con la sovranità e il corpo del re.[18] I preparativi per la visita e l’accoglienza calorosa sparsero tracce consistenti nei carteggi in tutte le direzioni: il conte Landriani, residente a Milano per il duca Vittorio Amedeo II di Savoia informava la corte di Torino dell’entusiasmo e delle feste intorno al re giunto in città.[19]  

Ancora una volta il conflitto e le sue conseguenze scompigliarono, dunque, quelle che erano le previsioni delle menti più avvedute e creavano situazioni nuove. Il viaggio era stato voluto da Filippo V nonostante la contrarietà di Luigi XIV e nei carteggi sembrò finalmente sfumare in modo sempre più tangibile la necessità di parlare in maniera così rigorosa delle “due corone”, dei “due re”, dei “due eserciti” tra loro uniti anche nell’immaginario collettivo. Pertanto grazie a questo viaggio in Italia, almeno al nord il sovrano spagnolo e la sua nuova Spagna sembrarono acquisire una dignità più forte e autonoma in quanto andò scemando il senso della dipendenza di Madrid dalla corte di Parigi.

Tuttavia, il viaggio in Italia, costituì anche l’avvio di una nuova fase. L’iniziale sbigottimento per lo scoppio del conflitto e i tentativi di alcuni principi di fluttuare nel nuovo contesto attraverso una condotta neutrale, furono superati da due nuovi elementi: da un lato la comparsa nelle autorità governative di una politica volta a individuare gli oppositori della Spagna borbonica, l’atteggiamento favorevole agli imperiali e al ritorno degli Asburgo, con la conseguente nascita di indagini specifiche condotte dalle autorità milanesi - che rilevarono soprattutto nei conventi la presenza di avversari del governo di Madrid-;[20] dall’altro lato, all’opposto, si assistette al profilarsi di una fazione filoborbonica che a Milano si avvertì in modo più concreto anche grazie ai premi e alle promozioni elargite da Filippo V al momento del viaggio in Italia.[21] Pertanto, sebbene la fazione filoborbonica non divenisse mai prevalente su quella filoimperiale, dopo l’iniziale attendismo a Milano iniziò a delinearsi un piccolo gruppo in cui era più evidente l’atteggiamento filogovernativo rivolto alla Spagna borbonica di Filippo V.

 

Terza fase (1705-1710): un nuovo corso?

 

Ben presto però tra gli italiani dell’area padana venne a concretizzarsi una sorta di “terza fase” in cui emersero osservazioni e allineamenti prodotti da un nuovo mutamento negli equilibri internazionali, sorto dalla stipulazione dell’alleanza tra Olanda, Inghilterra e Impero. A fronte della rivolta catalana contro Filippo V, tale alleanza portò già nel 1705 l’aspirante arciduca Carlo d’Asburgo ad essere riconosciuto re di Spagna a Barcellona col nome di Carlo III. A quel punto sul campo non vi era più una sola Spagna, ve n’erano due, quella borbonica di Madrid e quella asburgica di Barcellona. Per i territori che avevano fatto parte dell’ “Italia spagnola”, ma soprattutto per lo Stato di Milano, si trattò di una situazione estremamente complicata perché a questo dualismo “ispanico” che metteva in gioco una doppia opportunità di allineamento e di fedeltà, si aggiunse il dualismo asburgico contrassegnato dal “Bruderzwist” tra Vienna e Barcellona (VERGA, 1994). Nonostante già nel 1703 fossero stati definiti i campi d’azione grazie alla rinuncia di Leopoldo I e del re dei Romani Giuseppe che cedevano il diritto di successione al trono spagnolo all’arciduca Carlo,[22] dopo il 1705 la contrapposizione tra quest’ultimo e il fratello Giuseppe, entrambi figli dell’imperatore, nonché l’antitesi tra la capitale dell’Impero e la città catalana, rappresentarono per gli italiani con un passato spagnolo, una nuova variante di quella presenza di due riferimenti borbonici (due corti e due corone) che essi avevano sperimentato nel 1701. La nuova antitesi, particolarmente avvertita, a Milano trova conferma anche nelle relazioni dell’incaricato d’affari francese Henry Leblond,[23] nella corrispondenza della Congregazione di Stato con il proprio agente a Madrid,[24] nella corrispondenza stessa tra il governo di Milano e la corte di Vienna.[25]

Nel caso milanese il Bruderzwist fu ulteriormente gravato dal fatto che Milano era un feudo imperiale e dunque, in mancanza di una rinfeudazione, avrebbe dovuto essere l’imperatore a decidere e realizzare le nomine, infatti secondo l’accordo segreto del 1703, se anche fosse stato riconosciuto l’arciduca Carlo come nuovo re di Spagna, lo Stato di Milano sarebbe stato gestito direttamente da Giuseppe, ormai divenuto imperatore, e dall’Impero.

Il Bruderzwist e le sue appendici furono pertanto per le élites locali più laceranti di quanto accaduto con le corti borboniche nel 1701 (tra le quali era parsa evidente una certa sintonia, almeno fino al voyage en Italy di Filippo V nel 1702), in quanto nel caso della contrapposizione tra Vienna e Barcellona per gli italiani entrava in gioco la difficoltà di comprendere con chi ci si dovesse interfacciare e quale sarebbe stata la fonte da cui sarebbero stati assegnati gli incarichi: come nel 1701 si riprendeva ad usare nel lessico epistolare l’espressione “le due corti”, solo che ora erano contesti asburgici e non borbonici, una era quella “imperiale” e l’altra quella “regia” (e di entrambe iniziarono a circolare le notizie su malaffare e corruzione)[26] da qui si capisce perché ogni notizia proveniente da Vienna o da Barcellona venisse ritenuta veritiera solo se confermata da notizia analoga dall’altra corte,[27] il che provocò grave ritardo nella prassi burocratica. In tutto ciò ben si comprende quanto la Spagna borbonica di Filippo V potesse, almeno sulla carta, apparire la soluzione più semplice, ma al momento non si hanno notizie del ruolo che la corte di Madrid abbia rivestito tra 1705 e 1711 tra le élites italiane e questo potrebbe certamente essere un nuovo ambito di ricerca.

Sul piano logistico e politico il riconoscimento della sovranità spagnola all’arciduca Carlo a Barcellona e il persistere di accordi di alleanza con Olanda e Inghilterra portarono ad una serie di cambiamenti da cui scaturirono tra il settembre del 1706 e il 1708 le vittorie militari degli imperiali che prelusero alla fine definitiva del governo spagnolo in Italia. La cacciata da Milano il 26 settembre 1706 del governatore spagnolo principe di Vaudémont, fu seguita dalla nomina del principe Eugenio di Savoia come successore. La vittoria delle forze imperiali costituì senz’altro la condizione favorevole anche per il rientro di Rinaldo a Modena come duca, cosa che avvenne il 5 febbraio del 1707. Tornato feudo imperiale, il Ducato di Modena guardava alla Spagna asburgica di Carlo III, che per questa parte degli italiani era il vero re di Spagna[28] e la corte spagnola alla quale si faceva riferimento nei carteggi era solo quella di Barcellona.[29]

Nel dicembre del 1707 Carlo Borromeo Arese, ora ufficialmente corrispondente da Milano per il duca di Modena al quale lo legava la comune appartenenza alla fazione filoimperiale, inviava informazioni sul principe Eugenio che si trovava a Vienna[30] e che, si diceva, probabilmente stava per essere destinato al comando dell’esercito in Spagna.[31]

Nella primavera del 1708 si iniziò pure a diffondere la notizia secondo la quale la Spagna asburgica di Carlo III con l’approvazione della corte imperiale voleva designare il duca di Modena quale governatore di Milano,[32] una carica alla quale in quegli anni aveva ambito, ma invano, lo stesso duca di Savoia: si trattava di un’antica aspirazione sabauda, e nel 1702, forse per consolidare progetti espansionistici da sempre inserito nei disegni del Piemonte, Vittorio Amedeo I di Savoia si era schierato con gli Asburgo pretendendo come premio l’assegnazione del governo della Lombardia. Per tacitarlo, l’imperatore Leopoldo I propose invece un compenso che corrispondeva ad un altro dei “desiderata” dei Savoia, ovvero la cessione di parti consistenti del territorio milanese: le province di Alessandria e Valenza con tutte le terre tra il Po e il Tanaro, la Lomellina e la Val Sesia (CREMONINI, 2010 e 2019). Le ragioni che rendevano opportuno un passaggio di mano della carica di governatore di Milano erano legate al fatto che Eugenio di Savoia, principale punto di riferimento della fazione imperiale, era anche comandante dell’armata dell’Impero e la sua assenza per necessità belliche dal territorio milanese (fatto insolito nella prassi abituale anche se consueto in regime di guerra), rendeva necessario pensare ad una sostituzione in quanto l’affidamento del governo a una Giunta politico amministrativa decisa nel 1707 era un fatto inedito che preoccupava tutti.[33]

Nelle more in cui continuò ad esistere una doppia Spagna (borbonica versus asburgica), lo Stato di Milano, ovvero uno dei centri nodali di quella che era stata l’Italia spagnola, viveva una delle fasi più complesse della sua storia d’Antico Regime. La nomina di Rinaldo d’Este quale nuovo governatore, effettivamente formalizzata il 17 luglio 1708 (ARESE, 2008: 246), non ebbe però mai concreta esecuzione: si diceva che il mandato firmato dall’imperatore non fosse giunto nella corte barcellonese,[34] ma è più probabile che il duca di Modena non abbia potuto prendere possesso della carica in quanto la corte imperiale non accettava una designazione decisa a Barcellona, benché riguardasse una figura conosciuta e fedele anche a Vienna. Come ho avuto già modo di notare (CREMONINI, 2000), l’episodio rivela molti aspetti: innanzitutto che l’assenza di Eugenio di Savoia da Milano non provocò soltanto il manifestarsi di contrapposizioni interne ai ceti dirigenti e nobiliari lombardi attraverso la Giunta di Governo guidata da Pirro Visconti (CREMONINI, 2020), ma fu anche l’occasione per il palesarsi di oscure strategie politiche, certamente legate al “Bruderzwist”, ma pure allo scomporsi della fazione imperiale in più gruppi.

La dinastia estense ne uscì comunque bene. Il suo legame con Vienna non ebbe modo di incrinarsi e al figlio del duca Rinaldo, Francesco d’Este (1698-1780) a sua volta duca alla morte del padre nel 1737, fu assegnato il titolo ad interim di amministratore-governatore della Lombardia Austriaca nel 1753, titolo che conservò fino alla maggiore età dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo sposo di Maria Beatrice Ricciarda, nipote dello stesso duca di Modena (RIVA,  2008).

 

Conclusioni

 

Tra 1705 e 1707 la percezione della Spagna presente sui territori dell’area padana e l’idea che potesse tornare ad essere un polo di riferimento e di governo per i territori italiani si stava allontanando dall’orizzonte. L’intento dichiarato del principe Eugenio, nuovo governo asburgico, subentrato a Milano a quello ispano- borbonico ed ora in cerca di consenso, era quello di non creare un regime antagonista, ma di agire in continuità col passato spagnolo, cosa che non avvenne affatto, e del resto non era chiaro a quale Spagna i nuovi amministratori si riferissero: tra 1700 e 1706 si erano succeduti a Milano ben tre punti di riferimento “spagnoli” diversi, la Spagna degli Austrias, quella borbonica di Filippo V e quella asburgica di Carlo III, ormai a sua volta superata quando morto improvvisamente Giuseppe I nel 1711, suo fratello Carlo (l’arciduca riconosciuto re di Spagna dai catalani), fu costretto ad abbandonare la Spagna per andare a ricevere la corona imperiale con il nome di Carlo VI.

Da quel momento ebbe inizio, concretamente, quello che è stato chiamato il “sogno spagnolo” che animò il governo di Carlo VI fino al 1738 quando con la fine della guerra di successione polacca, la diminuzione del territorio milanese e la perdita del governo di Napoli e Sicilia nonché la costituzione là di un Regno Borbonico, apparve ormai completamente superato il miraggio carolino di tornare a governare la Spagna insieme con l’Impero.

Ma prima del fatidico 1738 che diede avvio ad una fase completamente nuova, era molto chiaro nei territori italiani che la percezione della Spagna e l’idea di Spagna e del governo spagnolo aveva proseguito ad esistere, prevalentemente a Vienna, grazie alla presenza nella capitale dell’Impero dei fuorusciti catalani che nel 1711 seguirono Carlo in direzione Francoforte e poi Vienna; ma rimase presente in Italia anche sotto altra forma, almeno quale presenza burocratica) nella circostanza per cui tutti gli atti amministrativi dovevano essere rogati in lingua spagnola nei territori dell’Italia spagnola ora sottoposti al governo asburgico di Carlo VI.

Come si è visto durante la Guerra per la successione, i carteggi tra Milano e Modena attestano uno slittamento nella percezione di quale fosse la Spagna cui guardare, un cambiamento di senso la cui presenza andrebbe verificata in altri contesti italiani ed europei, per una conoscenza più approfondita di quel fenomenale laboratorio europeo che fu il conflitto per la successione spagnola di inizio Settecento.

 

 

 

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[2] Archivio di Stato, Modena (d’ora in poi ASMo), Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano il 5 gennaio 1701, lettera in parte cifrata, con decodifica

[3] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano, il 1° gennaio 1701.

[4] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano, il 12 gennaio 1701.

[5]ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano, 3 aprile 1701: in cifra: “Vaudémont mi disse che ringratiava V.A.S. della attenzione che V.A.S ha verso di S. M. Cattolica”.

[6] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140,  lettera cifrata di Bergomi, da Milano al duca d’Este, datata 17 aprile 1701.

[7] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano, il 19 gennaio 1701.

[8] Archivio Storico Civico, Milano (ASCMi), Dicasteri, cart, 171.

[9]ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano, il 1° gennaio 1701.

[10] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140.

[11] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano, molti gli esempi: il 4 maggio 1701.

[12] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano, il 25 maggio 1701.

[13] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, conte Giovanni Francesco Bergomi a Sua Altezza Serenissima, da Milano, il 29 maggio 1701.

[14] Lo comunica il Muratori da Modena al conte Carlo Borromeo Arese alla fine del 1701, Bibliothéque Nationale de France, Paris, (d’ora in poi BNP), Département des Manuscrits Italien, ms. 1557.

[15] “Brescello non è più nostro, ma del barbaro settentrione che con gravi minacce l'ha rapito di mano ad un principe sì fedele, sì devoto, sì amico. Giunse ieri mattina il conte Sormanno che intimò il comandamento cesareo fondato sul solo pretesto che i Franzesi potessero impadronirsene, il che sarebbe stato di sommo pregiudicio a gl’interessi di Cesare”, BNP, Département des Manuscrits Italien, ms. 1557, lettera da Modena di  Ludovico Antonio Muratori a Carlo Borromeo Arese, datata solo 1701.

[16] La voce della preparazione di un’invasione di Brescello era già circolata nella primavera del 1701, cfr. ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 140, corrispondenza cifrata del conte Bergomi con il duca di Modena, 23 marzo 1701.

[17] BNP, Département des Manuscrits Italien, ms. 1557, lettera del 1701 da Modena di Ludovico Antonio Muratori a Carlo Borromeo Arese.

[18] Seppure redatto con tono un poco agiografico, è interessante il Ragguaglio de 20 luglio 1702 toccante la venuta del nostro Cattolico Monarca Filippo Quinto ed il corrente stato di guerra in Italia diretto da un humilissimo, riverentissimo e lealissimo suddito alla Serenissima Altezza del glorioso, invitto e generoso Ferdinando Carlo duca di Mantova e Monferrato, in Biblioteca Ambrosiana, Milano (d’ora in poi BAMi), ms. 0 29 inf.

[19] Si vedano i carteggi del conte Pietro Paolo Landriani al primo segretario di stato Giuseppe Gaetano Giacinto Carron, marchese di San Tommaso (1670-1748), da Milano, in Archivio di Stato, Torino (d’ora in poi ASTo), Lettere Ministri, Milano, mazzo 40, Landriani conte Pietro Paolo 1700 – 1701, 5 maggio 1702, 19 giugno 1702, 23 giugno 1702, 23 luglio 1702.

[20] Se ne ha prova nei documenti conservati presso la BNP, Collection de Lorraine, 886, «Vaudémont Procés d’Etat contre des cleres et des religieux en 1706», ma con dati relativi anche al 1703 e1704.

[21] Archivio Civico, Milano (d’ora in poi ASCMi), Dicasteri, cart. 171, lettera del 14 settembre 1702 del marchese Airoldi al segretario Bonenzio.

[22]Diario Storico – Politico / di alcuni avvenimenti nel secolo XVIII / Dell’Abate D.re Diego Ant.° Minola / Milanese / Tomo I. dal 1701. al 1729 inclus.vo”, BAMi, G 111/G 124 suss., annotazione del 17 sett. 1703: Leopoldo I e Giuseppe suo figlio cedono ogni loro diritto sulla Monarchia di Spagna al figlio e fratello Carlo.

[23] BNP, Correspondance Politique, Milannais, vol. XX.

[24] ASCMi, Dicasteri, cart. 171.

[25] Haus Hof-und Staatsarchiv, Wien (AT-OeStA -HHSAW), Italien Spanischer Rat, Lombardei Korrespondenz, 1 (frühere Signaturen 1-2), „Korrespondenz zwischen der La Junta de las dependencias de Napoles und Prinz Eugen von Savoyen, Prinz Eugen an Kaiser Joseph I., Beamte der Junta an Prinz Eugen, La Junta de Italia an Prinz Eugen”, 1707-1711; Haus Hof-und Staatsarchiv, Wien (AT-OeStA -HHSAW), Italien Spanischer Rat, Lombardei Korrespondenz, 2 (frühere Signaturen 2-3), „
Korrespondenz zwischen der Junta de Italia und Prinz Eugen von Savoyen, Korrespondenz zwischen Prinz Eugen und Erendaza, Korrespondenz zwischen Prinz Eugen und dem Consejo de Italia” 1707-1717.

[26] ASMO, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148, lettera dell’8 maggio 1709 di CBA al duca Rinaldo, parla delle “piaghe” di entrambe le corti.

[27] Ad esempio si veda le lettere di CBA al duca Rinaldo in ASMO, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148,

[28] ASMO, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148, CBA a Rinaldo il 10 aprile 1709.

[29] ASMO, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148, lettera del 28/12/ 1707 , in cifra il conte Carlo Borromeo Arese al duca Rinaldo d’Este: le notizie da Barcellona le riceve dall’abate Bazzetta.

[30] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148, Carlo Borromeo Arese a Rinaldo il 4 dicembre 1707.

[31] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148, Carlo Borromeo Arese a Rinaldo l’8 febbraio 1708.

[32] ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148, messaggio in codice, decodificato: Carlo Borromeo Arese a Rinaldo il 22 agosto 1708.

[33] Se ne trova ampia documentazione nel carteggio del conte Borromeo Arese al duca di Modena, in  ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148.

[34] Carlo Borromeo Arese al duca Rinaldo il 3 giugno 1709 in ASMo, Cancelleria ducale- Estero, Ambasciatori, agenti e corrispondenti estensi, Italia, Milano, cart. 148.

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